Ched è? Nun he maje visto ‘nu
sincrotrone?
MAGO MERLINO
1.
Io a Carmine ‘o pazzo l’ho
conosciuto una sera un sacco di anni fa, che stavamo tutti e due sotto al
portone di Mago Merlino. Pioveva un sacco ma però Mago Merlino non apriva il
portone. Cioè, vi sto parlando degli anni Ottanta, Mago Merlino teneva uno dei
primi citofoni colla telecamera che se veniva che ne so un mariuolo o magari la
finanza o peggio ancora la moglie – se lui stava con qualche fidanzata – lui li
poteva vedere in anticipo e magari c’aveva il tempo di scappare dalla finestra,
di chiedere aiuto oppure di chiamare la polizia (nel caso della moglie). E
insomma Mago Merlino di lavoro ufficiale faceva quello che legge le carte, però
se entravi a casa sua ci trovavi un sacco di scatoloni colle scritte Agfa,
Canon o Ibm tutti impilati uno sopra all’altro che quasi cadevano. E appena
entravi in casa ci trovavi un sacco di coltelli, armi, pistole, fucili da
collezione appesi ai muri, e dentro ai cassetti pure granate, bombe a mano e
una volta nel cesso ho visto pure un lanciafiamme appoggiato dentro al bidè.
Poi le armi ho scoperto che non erano sue ma della moglie, che è una mezza
maniaca, fissata per i film di guerra tipo Rambo eccetera. E comunque io e
Carmine ‘o pazzo ci siamo conosciuti là sotto al portone, che lui era venuto
prima di me e aspettava che Mago Merlino lo apriva da mezz’ora. Io c’avevo la
Coca Cola che era quasi finita e lui stava là girato verso il muro a sputare.
Cioè, non è che sputava per terra o robe così, sputava proprio tipo i
professionisti, pigliava la mira e cercava di colpire un tubo sul muro al primo
piano. Come sputatore Carmine era fortissimo e infatti faceva questi sputi che
salivano tipo quando decolla la navetta spaziale e poi facevano la parabola a
effetto e si andavano a azzeccare vicino al tubo. Che perciò a Casoria tutto lo
chiamano Carmine ‘o pazzo, perché infatti quando ci viene la fissazione di una
cosa quello ci può rimanere pure tre anni per perfezionarsi. Che infatti quando
c’ho chiesto se mi imparava pure a me a fare gli sputi, che possono sempre
servire, per esempio quando ti bisticci colla portiera che ti dice che non devi
camminare sul pavimento bagnato oppure quando quello il ragazzo del bar si
incazza perché non ci hai lasciato i cinque centesimi di mancia del caffè. E
quindi c’ho chiesto se pure a me mi faceva vedere come si fa a sputare ma lui
mi ha detto che ci volevano tre anni circa per imparare. Comunque quando Mago
Merlino ci ha aperto il citofono, Carmine ‘o pazzo ha sputato l’ultima volta e
poi siamo saliti tutti e due di corsa perché la pioggia aveva iniziato a cadere
ancora più forte. Appena siamo entrati nel corridoio abbiamo iniziato a sentire
una puzza fortissima di peperoni e fumo di sigaretta e poi i gridi della moglie
di Mago Merlino che diceva «Ricchione, ricchione! Tu sì ‘nu ricchione ‘e
mmerda!». Allora ci eravamo pensati che la moglie diceva a qualche cliente di
Mago Merlino che magari non voleva pagare, perché è impossibile che uno (fosse
pure il padreterno) si permetteva di alzare la voce con lui. Per farvi capire
che tipo era Mago Merlino, una volta stavamo davanti al centro commerciale di
Casoria e una persona lo sfottette, tipo disse una battuta di quelle «Mago
Merlì, famme ‘sta magìa, accòrceme ‘stu cazzo!» mentre si sbottonava la
brachetta e tutta la gente là davanti rideva. Cioè, non tutti, alcuni altri si
spaventavano pure, perché sapevano cosa succedeva dopo. E infatti Mago Merlino
fece una mezza finta di ridere, poi se ne andò via per strada mentre tutti
continuavano a ridere e entravano dentro al centro commerciale. Dopo dieci
minuti si sentì prima un rumore strano di vetri spaccati, poi qualcuno che
urlava «Chiamate la polizia! Chiamate la polizia!» e poi si vide Mago Merlino
che entrava dentro ai corridoi del centro commerciale con la Fiat Tipo e
metteva sotto al tizio che lo aveva sfottuto. Allora, uno si poteva pensare che
il tizio era morto e era finita là. E invece no, perché Mago Merlino piglia il
cadavere del tipo, lo attacca a due corde dietro la macchina e poi lo inizia a
strascinare tipo quello là del film Troy che quella scena s’impara pure a
scuola. Ovviamente non si seppe più niente di lui, né la polizia è mai stata
chiamata né nessuno ci ha chiesto mai niente a Mago Merlino. E invece mo’
stavamo io e Carmine ‘o pazzo che quando entriamo dentro al salone di casa sua,
capiamo che la moglie di Mago Merlino urlava proprio contro di lui! Insomma,
c’è ‘sta cristiana di centoventi chili che sta a cosce aperte col lanciafiamme
in mano – quello che una volta avevo visto dentro al bidè – e continua a urlare
«Ricchiò! Mo’ t’appiccio ‘o mazzo. A te e a chill’atu ricchione che ti sei
portato appresso!». Praticamente Mago Merlino si era barricato dentro al suo
studio privato e si sentivano i lamenti e le implorazioni sue «Mannaggia ‘a
morte! Mannaggia ‘a morte!» e di quell’altro povero cristo che stava chiuso là
dentro. Era successo che Mago Merlino stava trattando per comprare un diamante
che quell’altro tizio si era rubato da una gioielleria. Solo che il tizio teneva
nascosto il diamante dentro alla mutanda e, per pigliarlo, si era dovuto
abbassare i pantaloni proprio mentre la moglie di Mago Merlino entrava nel
salone. E quindi per questo lei si era pensata che il marito era veramente
ricchione e le erano venuti i cinque minuti. Capita però che, quando una
persona è “sufficientemente innervosita a causa dei gesti di amici o parenti,
non potendo scaricare la rabbia sui medesimi, può solo continuare a proferire a
vuoto parole d’insulto ovvero rivolgere la rabbia in eccesso contro la prima
persona che gli capiti a tiro”. E infatti, manco un secondo dopo che ci eravamo
resi conto che la situazione era malacqua e che era meglio se ci facevamo i
cazzi nostri dal principio, la moglie di Mago Merlino si girò verso di noi puntando
il lanciafiamme e urlando: «‘E vvì ccanno! Altri due ricchioni! Volete
favorire? La comitiva dei ricchioni! L’allegra comitiva dei ricchioni!». E
insomma io e Carmine ‘o pazzo che manco ci conoscevamo già stavamo scappando
insieme per le scale mentre dietro già si sentiva puzza di bruciato.
2.
Quando siamo arrivati al bar di
Rosiello ci siamo girati e ci siamo accorti che avevamo corso per almeno venti
minuti. E infatti stavamo tutti sudati e io tenevo pure la lattina di Coca Cola
mezza scamazzata ancora in mano. Ma però era vuota e allora ci dico a Carmine
‘o pazzo se vuole accompagnarmi dentro al bar che mi compro un’altra Coca Cola
e ci offro pure da bere. Lui sputa due volte a terra e per due volte fa centro
dentro al tombino e poi vedo che ride. Ride isterico, c’ha la faccia del pazzo,
si agita, si dà i pizzichi da solo e gli schiaffi sulle mani come se sta
morendo di un attacco di nervi. «‘A gravità quantistica! Pe’ colpa ‘e chella
chiattona mo’ me zompa l’esperimento!» urla e continua a darsi schiaffi sulle
mani. Io mi penso che quello è pazzo pure se però non lo sapevo ancora che il
suo soprannome era Carmine ‘o pazzo. «Chella chiattona ‘e mmerda! ‘A
gravità...». Poi Carmine comincia a sputare per aria, senza preoccuparsi delle
traiettorie, e a dire cose senza senso, tipo che «’e pparticelle elementare non
si meritano il nome ‘e chillu scurnacchiato ‘e Enrico Fermi» oppure che «’e
quark e ll’ati pparticelle devono pigliare il nome mio» o ancora che appena
faceva la sua scoperta «chilli strunze» ci avrebbero cambiato nome, pure se
però non specificava chi erano «chilli strunze». A ‘sto punto io penso che si è
fatta ora e è meglio se me ne vado e infatti mi allontano verso il bar pure
perché mi è finita la Coca Cola e devo bere ma Carmine invece si gira di scatto
e ritorna subito serio e mi piglia per un braccio: «Che pensi tu della gravità
quantistica?». Ecco, questa è una domanda che in genere ti deve suonare il
campanello d’allarme. Questa è una cosa che mi insegnava sempre mio nonno e che
perciò lui è morto a novant’anni con tutti i denti suoi in bocca. E insomma mio
nonno diceva che se uno ti chiede «Che pensi tu...» e poi fa seguire tutta la
spiegazione su cosa, tu non puoi rispondere né no né sì perché «a stare in
mezzo ai pazzi faje ‘a fine d’‘e tracche». Punto primo, se rispondi no è capace
che quell’altra persona è pazza e minimo minimo caccia fuori il coltello dalla
tasca e ti azzeppa. Punto secondo: se rispondi sì è capace che o quello non ti
crede e inizia a pensare che lo stai sfottendo e caccia il coltello, ti azzeppa
eccetera (e quindi di nuovo il punto primo), oppure quello inizia a pensare che
di te si può fidare e ti racconta tutta la sua vita e poi ti costringe a cose
che non pensavi manco che saresti capace di fare (in genere, quest’ultima
riflessione ti viene in mente solo dopo la prima notte di carcere). E infatti
io provo a starmi zitto, ma Carmine ‘o pazzo è proprio pazzo e infatti comincia
daccapo a darsi i pizzichi e gli schiaffi e a dire «L’esperimento ‘e gravità!
Chella curnuta...». Poi all’improvviso infila una mano in tasca e io mi penso
ecco ci siamo mo’ caccia il coltello e mi azzeppa ma invece lui tira fuori una
specie di taccuino di carta tutto scamazzato. «Oj canno, chesta è ‘a formula!»,
poi gli sputi per aria e la parabola eccetera eccetera. E insomma Carmine agita
questo taccuino in aria allora io faccio l’errore che davvero mi incuriosisco e
ci chiedo cos’è la formula. Lui si interrompe tutto all’improvviso e si
avvicina come se sta per dirmi qualche cosa di terribile, poi si guarda attorno
impaurito che qualcheduno lo sente (che, voglio dire, stavamo sì vicino al bar
di Rosiello ma però era aperta campagna e la casa più vicina era appunto quella
di Mago Merlino a sei chilometri da là), poi sputa per terra giusto un paio di
volte in mezzo alle mie scarpe e si avvicina. Sto per ripetere di nuovo la
domanda quando vedo che Carmine ‘o pazzo sbianca in faccia e si mette a
scappare, così, senza motivo. Allora dico ma che cazzo stai facendo e penso
questo veramente è pazzo ma subito sento una puzza di peperoni e poi una botta
fortissima sulla testa e cado per terra. Ci sta una voce di donna che urla
bestemmie bruttissime e continua a ripetere «Ricchione! L’allegra comitiva dei
ricchioni!» e allora mi giro e vedo la moglie di Mago Merlino che chissà come è
arrivata fino a là e di nascosto mi ha tirato una mazzata in testa. Che infatti
in mano c’ha la parte di dietro, cioè il manico del lanciafiamme. E io manco mi
alzo che quella lo punta di nuovo addosso e urla le sue cose e poi mi ricordo
solo che ho iniziato a correre e ho sentito il calore della terra e dei rami
secchi che bruciavano dappertutto. Carmine ‘o pazzo era già sparito chissà
dove.